21/04/15

Sul semplificare

Credo che ci sia bisogno di semplificare. Ogni tanto la 'ricerca' ti prende per mano e ti trascina lontano facendoti credere che un po' più in là troverai la soluzione, un po' più avanti ci sarà la guarigione, al prossimo corso capirai meglio e di più. A un certo punto del mio percorso mi è stato chiaro che i tentativi di 'capire' e accumulare 'nozioni' sono solo una scusa che ti dai per non fare l'unica cosa che ti viene chiesto di fare, lasciar andare tutto quello che sai o che credi di sapere e semplificare. Avevo capito che l'ego era furbo quando qualche personaggio iniziò a prendere in giro quelli che ne parlavano, e quando qualcuno diceva di sé stesso di esserne uscito; e avevo intuito che un grande sforzo è speso dall'ego per preservare se stesso facendoti credere continuamente di avere ragione e che, per avere ragione, l'ego costruiva teorie, scriveva libri, creava intere culture basate sull'accumulo di conoscenza. Avevo capito che molte cose che mi venivano insegnate stavano diversamente da come mi venivano insegnate (se non addirittura al contrario) e che nei grossi 'libroni' non avrei trovato nulla di veramente utile, che anche quelli erano in un certo senso, difesa di una posizione, e quindi ego al suo meglio. Avevo capito che una spiritualità 'viva' non l'avrei mai trovata nelle tradizioni di qualsiasi tipo, nei maestri di qualsiasi tipo, ma l'avrei potuta vivere solo relazionandomi direttamente con la divinità, qualsiasi cosa essa fosse.. Ma fu solo quando abbandonai del tutto e completamente l'idea di cercare risposte negli altri (qualsiasi altro) che capii che ciò che funziona è la semplicità di una decisione, presa in merito a ciò che è reale. La decisione ri-orienta la realtà, e non le teorie in merito alla realtà. La decisione è sempre stata per me la più importante facoltà della coscienza, dietro la quale esiste un moto dell'anima ben preciso che molti chiamano intenzione o intento. Ma le parole non ti dicono nulla, sono solo simboli di simboli, quindi a che scopo affannarsi a definire cosa sia un intento? E dunque se decido di dare spazio a qualcosa nella mia coscienza, sia questo qualcosa un pensiero, una tendenza, un'abitudine, un io o un tentativo di difesa di una teoria, questo qualcosa si accresce di una energia che lo porterà sempre di più nel mio campo di esperienza. Maggiore la considerazione che do a quel qualcosa, maggiormente quel qualcosa sarà nella mia vita. E' davvero così semplice... e che ne sarebbe della ricerca se invece di cercare il prossimo complicato qualcosa a cui dare attenzione, ritirassi tutte le tue proiezioni e dimorassi nel sé? Ecco, la prima volta che mi sono chiesto questo la mia vita è cambiata totalmente, la mia ricerca ha preso una direzione precisa, determinata e immutabile... cosa c'è al di là di tutte le teorie, le opinioni, oltre tutte le idee che si cerca di vendere come spiritualità? Cosa stiamo davvero cercando? Io per anni ho cercato ricchezza, gioia, successo, ho cercato realizzazione personale, artistica, ho cercato relazioni appaganti...con un po' di manipolazione della realtà si può riuscire ad avere tutto questo ma quando questo iniziò ad arrivarmi arrivò anche, molto chiaro, un messaggio che i miei spiriti guida non tardarono a farmi recapitare: lo scopo non è avere cose, lo scopo non è la continua eccitazione dei sensi, né l'appagamento o un senso di sicurezza.. lo scopo è l'intensità. L'essere cerca intensità in ogni esperienza, in ogni situazione, in qualsiasi contesto. Allora cosa stavo davvero cercando se non il dimorare nel sé? E quando questo mi fu chiaro una pace irreale e profonda si riversò fino nel midollo.. una sensazione di 'bellezza' al di fuori di ogni paragone, un senso di perfezione come non ne avevo mai avuti. Ed è così che ho iniziato a semplificare. E' così che ho iniziato a ritenere che le cose fossero molto semplici, ed è così che presi una ferma, irrevocabile decisione di andare verso l'essenziale e scartare tutto il superfluo.

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