20/01/15

Lasciate andare e siate felici

L'attaccamento è la causa di ogni male. Attaccamento a un'idea, a un'opinione, attaccamento a una posizione, a un periodo della propria vita, a un ruolo. Attaccamento alle cose o alle persone. E così cerchi di fermare il flusso, che di esser fermo non ne vuole sapere. Cerchi di congelare il tempo e la vita in forme pensiero statiche e senza alcuna vitalità, in credenze senza alcun valore. Cerchi di avere ragione e di dire che l'hai subita troppo grossa per lasciarla andare, che sono stati troppo cattivi per perdonarli e che la vita è stata troppo dura con te. Ti attacchi alla tua sofferenza con la quale ti rappresenti, ne parli, ti lamenti, la esibisci continuamente come un trofeo. L'attaccamento accresce la stasi, la cementificazione, e in generale l'inerzia di quelle vite che sembrano non andare da nessuna parte. Incontro tutte queste persone con problemi fisici, economici, psicologici, nella maggior parte delle quali il solo vero intoppo è la loro incapacità di lasciar andare qualcosa o qualcuno. L'attaccamento è il male più acuto e l'unico vero male a mio avviso. Se vado a scavare nella vita delle persone trovo sempre che tutto il loro malessere nasce da una opinione sulla realtà, una decisione presa chissà quanto tempo fa, di considerare la vita in un certo modo, congelandola così in convinzioni folli. E allora cerco di capire come questa decisione sia stata presa, chi ne erano gli attori protagonisti, chi le comparse, quali le atmosfere. Scavo alla ricerca di quella sfocatura che rende le persone tristi, affrante, ammalate. E quasi sempre trovo una o più decisioni che non sono state mai più messe in discussione, trovo giudizi, opinioni, prese di posizione che hanno cristallizzato una vita in direzione del dolore. Trovo che le persone si attacchino a queste convinzioni dolorose con le unghie e con i denti. E ho scoperto che l'arte di lasciar andare è veramente ciò che salva la vita. La capacità di rinunciare al proprio dolore per quanto grande e giustificato possa sembrarci, così come la possibilità di essere altro da quello che si è stati finora, è ciò che ci può portare al prossimo passo del nostro percorso, fuori dalla palude di giudizi e opinioni che ancora riteniamo veri. La disposizione interiore ad ammettere di avere torto, ad abbandonare luoghi, persone, situazioni, identificazioni e periodi della propria vita è ciò che decongestiona, sfiamma e guarisce le persone. Lasciar andare in profondità significa scaricare le forme pensiero degenerative che abbiamo collezionato in una intera esistenza (e anche nelle precedenti se credete alla reincarnazione) e permettere alla realtà di scivolare verso nuove forme. Lester Levenson affermava che tutta la realtà della nostra esistenza si basa su una decisione soltanto: o lascio andare qualsiasi pensiero ed emozione abbia in mente, o trattengo. Se trattengo continuo a perpetrare la follia di una esistenza diretta da un io piccolo che crede nell'avere ragione (il cosiddetto karma, al quale tutto sommato non credo più). Se rilascio entro nel flusso e nella fluidità. Ma la decisione è sempre mia, in ogni momento e ad ogni passo. Per questo continuo a ritenere l'arte del rilascio come una delle più sofisticate metodologie della coscienza, a discapito della sua semplicità. A molti di quelli con cui l'ho condivisa è cambiata la vita. E sicuramente cambiò me quando molti anni fa il mio primo insegnante di rilascio, alla mia dettagliata esposizione di tutti i miei complicatissimi e pesantissimi problemi esistenziali e fisici, rispose sorridendo come se niente fosse 'questa è la storia che ancora ti racconti... ora puoi lasciarla andare?'.

06/01/15

L'ego è EGOISMO

E va bene, l'ego è passato di moda. Se dici Ego negli ambienti spirituali adesso ti guardano come se fossi uno vestito male a una sfilata, perché il termine è stato talmente abusato da risultare quantomeno noioso. E va bene. L'ego adesso te lo devi prima costruire per potertene disfare qualsiasi cosa questo significhi. E va bene. Quello che non va bene per me, è che tante volte non ci si accorge quanto sia molto più semplice e meno ovvio considerare l'ego come la quantità di egoismo e concentrazione unicamente su se stessi e quanto questo piccolo particolare venga trascurato. A mio parere l'ego e l'egoismo vanno di pari passo. La riduzione dell'ego e l'aumento dell'interesse genuino verso gli altri sono, d'altro canto, direttamente proporzionali. Ho notato che l'egoismo è stranamente cresciuto in questi ultimi mesi, nella direzione di una maggiore chiusura mentale in difesa delle proprie personali opinioni, mentre invece molti dichiarano che c'è un risveglio planetario in atto. Ho notato come molta gente per paura abbia preso la spiritualità come l'ennesimo modo per darsi importanza, per sottolineare il proprio 'avere ragione', la propria aura di unicità, di specialità...noto una marea di insegnanti, percorsi e discepoli che si sono scordati il fatto che l'amore è, di fatto, considerazione, apertura, tolleranza, integrazione delle differenze, accoglienza, ascolto, empatia e non divisione, esclusività, altezzosità. Tutto sommato nei percorsi spirituali siamo troppo occupati a migliorarci, a raggiungere il nirvana e a coltivare siddhi, piuttosto che cercare di essere più gentili, onesti, compassionevoli e pazienti con i nostri simili. Perché questo richiederebbe di essere  davvero consapevoli del proprio mondo interiore e di regolare le proprie emozioni e i propri pensieri, richiederebbe di non essere nell' EGO-ismo. Riuscire a non litigare con qualcuno che ci sta antipatico e accettarlo, amandolo, come diceva il nazareno, richiede una forte dose di centratura, che è molto più difficile a mio avviso del meditare 3 o 4 ore al giorno.

Su alcuni vecchi appunti di un corso che seguii tanto tempo fa ho letto questo:

"A un certo punto ho capito che si riduceva tutto all'essere una persona migliore in pensieri e azioni. Tenere l'occhio fisso su Dio per me significava esclusivamente lavorare sui miei difetti, sulle mie emozioni sballate, sui miei errori passati e presenti e cercare di migliorarmi. E tutto il resto mi è stato dato in aggiunta. Doni spirituali, materiali e fisici sono stati il risultato del fatto che ho cercato di sposare la causa dell'essere una persona sempre meno egoista, meno arrabbiata, impulsiva, scostante, sempre meno centrata su se stessa, sempre meno motivata da scopi puramente personali. Ho iniziato a chiedermi, come posso manifestare qualcosa che sia utile a me stesso e agli altri? E tutto il resto mi è stato dato in aggiunta"

Il fatto che ci si preoccupi e si faccia davvero poco per il prossimo perché si hanno troppi problemi, lo scaricare la propria ansia, astio, rabbia e angoscia sul mondo e sui propri simili perché riteniamo che la vita sia difficile e ingiusta con noi, sono inoltre direttamente collegati al fatto che a molti di noi non si realizzano materializzazioni, visualizzazioni, e miglioramenti desiderati.

Recita così un vecchio testo di magia:

"Con la fede e le intenzioni oneste, con pensieri esenti di egoismo e un desiderio sincero di felicità per sé e per gli altri, otterrete quello che vorrete. Ma se albergano nel vostro cuore idee di invidia, d'orgoglio, di odio, di vendetta o di gelosia; se, guidato dall'egoismo, ricercate la soddisfazione dei vostri desideri a detrimento della felicità o della tranquillità degli altri [...] non otterrete che risultati effimeri o forse anche nulla"

Ma noi ci siamo preoccupati di tutto meno che di essere persone migliori, ci siamo preoccupati del pendolo, del cristallo, della concentrazione, della visualizzazione, della presenza, del karma e della reincarnazione, ma quasi mai di non rispondere male a chi ci irritava, a non innervosirci in fila alla posta, a non maledire chi ci sorpassa malamente in auto. In breve ci siamo occupati molto poco dell'"ama il prossimo tuo" e molto di più dell' "ama te stesso". E io asserisco che non esiste crescita spirituale, materiale o vera guarigione fisica laddove non aumenti la quantità di amore che siamo in grado di provare per qualunque essere umano. Ritengo che non esista legge di attrazione laddove non siamo capaci di controllare i nostri sbotti di rabbia, rancore e agitazione, i nostri difetti, le nostre abitudini. Ritengo che a nulla valga la crescita spirituale senza un aumento dell'armonia con gli altri, e che non importa quanto uno creda di essere arrivato in alto se non è capace di relazionarsi con equanimità a qualunque persona o situazione la vita gli metta sotto il naso.

03/01/15

Riprogrammare il subsonscio, la consistenza, la fede

Mornah Simeona affermava del subconscio che è come un bambino, e,  come tale va educato essendo insistenti, gentili, quasi pedanti con lui..bisogna essere estremamente pazienti al punto di essere accondiscendenti. Il bambino può essere capriccioso fino al punto di diventare malvagio, può essere un terribile nemico, può creare sintomi, incidenti, e altre coincidenze nefaste pur di attrarre l'attenzione del mondo su di lui. I lati del subconscio meno comprensibili sono proprio questi, a mio avviso.. la sua totale accentratura solo su se stesso, il suo bisogno di essere speciale, di essere al centro del mondo, ed è precisamente questo su cui cadiamo spesso e volentieri quando ci mettiamo a fare pratiche e discipline di qualche tipo, tendiamo immediatamente a volerci sentire unici, speciali, particolari. Ma questo sarebbe un problema secondario rispetto al fatto che non ci rendiamo conto che per riprogrammare il subconscio, o meglio, per rieducarlo, possono volerci mesi, anni di lavoro e che ui farà di tutto per farci smettere, usando mille stratagemmi tra i quali, il più bastardo di tutti, il messaggio: "MA QUESTO ESERCIZIO NON FUNZIONA!!". Ogni volta che do delle pratiche a qualcuno molto spesso il qualcuno in questione si limita a poche settimane di pratica per poi abbandonare il tutto affermando che 'non funziona' o che gli serve 'qualcosa di più veloce e incisivo'. Si cerca l'atto psicomagico, la parola di potere, il viaggio astrale, l'esperienza 'strana' e il contatto con lo spirito guida per avere 'prove' dell'esistenza di quel qualcos'altro che darebbe senso alla ricerca, e non ci sarebbe niente di male in tutti questi strumenti se non il fatto che spesso e volentieri diventano piccoli sprazzi di luce nel buio totale dell'inconsapevolezza. A nulla vale una esperienza in astrale se non c'è una totale rieducazione di quel torrente incontrollato di immaginazione inconscia che dirige le nostre vite attraverso i suoi invisibili fili. A nulla vale un contatto con lo spirito guida fintanto che non riusciamo a tenere le redini dei nostri impulsi più bassi, se non riusciamo a gestire la rabbia, l'ansia, l'attaccamento al desiderio, la fretta di arrivare al risultato. Quand'anche lo spirito guida mi desse un consiglio utile difficilmente riuscirò a metterlo in pratica se non conosco e non so guardare i meccanismi del subconscio e tutti i suoi trucchi. Ecco perchè sono e continuo ad essere un grande fan del concetto della riprogrammazione del subconscio, della lenta, metodica, e continua ridirezione del flusso dei propri pensieri e delle proprie emozioni piuttosto che delle pillole 'una botta e via'. L'arte di creare forme pensiero potenti e durature e di dirigere le nostre esistenze dal punto di vista della coscienza dipende unicamente da questo, dalla capacità di insegnare al subconscio a fare ciò che vogliamo che faccia, eliminandone o riducendone i difetti o le storture, e aumentando le sue virtù.  A questo scopo vi racconto la testimonianza di lettrice del blog. Questa ragazza iniziò a fare gli esercizi di Emmet Fox (i cosiddetti trattamenti spirituali) per il tempo consigliato sull'articolo ma si rese conto che in quelle poche settimane nulla era cambiato per lei, quindi mi scrisse sconsolata ed io le consigliai di continuare la pratica, dicendole che per riprogrammare il subconscio potrebbero volerci più di tre o quattro settimane (c'è ancora chi afferma che bastano 21 giorni, ma ritengo che sia un pò una leggerezza crederlo). Lei continuò per altri due o tre mesi...ancora niente...continuò per altri mesi, poi dopo più di un anno mi scrisse ancora dicendomi che, ancora nulla di preciso si era manifestato per lei, tuttavia provava come un senso di pace e di 'sollievo' rispetto alle cose che aveva chiesto. Le dissi che quel momento era fondamentale. Il subconscio aveva allentato le sue resistenze e aveva 'accettato' le nuove abitudini (quindi era stato riprogrammato) ed ora mancava davvero poco allo spostamento su un'altra linea di vita. Giorni fa mi ha scritto riferendomi che, in effetti, lo spostamento è avvenuto. La curiosità è che all'inizio non se n'era neanche accorta...per lei la 'programmazione' , il 'rito' di fare gli esercizi era diventato un piacere, una abitudine e non stava più pensando ai risultati, quanto piuttosto stava godendosi lo stato di pace interna che aveva raggiunto. Inoltre, mi scrive, il suo livello di fede era notevolmente aumentato, la sua sensazione di fondo era già da tempo la certezza che le cose sarebbero arrivate. Questa storia mi ha testimoniato per l'ennesima volta che per riprogrammare il subconscio ci vogliono alcuni ingredienti non facili da veicolare e da includere in una pratica: ci vuole consistenza, ossia la continuità e la ripetizione di una pratica. Ci vogliono fiducia, e aspettativa che le cose prima o poi accadano, come carburanti di una qualsiasi pratica. Ci vuole pazienza, accondiscendenza col subconscio, ci vuole la fermezza di continuare a praticare anche laddove non si vedano risultati immediati. E infine ci vuole una buona dose di distacco e di capacità di essere felici 'a prescindere' dal risultato.