04/04/14

Sull'essersi persi e l'essersi ritrovati

A un certo punto un paio di anni fa forse, mi sono trovato al cospetto di un 'esperto' di esoterismo. Mi sono trovato di fonte a diversi 'esperti' in realtà, in un momento in cui avevo smarrito la strada e piuttosto che affidarmi allo spirito andavo cercando le risposte altrove. Dunque gli 'esperti' a cui sottoposi i miei dubbi ebbero a dire che quello che facevo era sbagliato. Che aiutare gli altri era un fatto dell'ego, sottile, ma pur sempre ego. Che guarire qualcuno non poteva essere un lavoro a tempo pieno e che divulgare le proprie conoscenze era comunque pericoloso, perché c'era sempre una forma di seduzione fra chi divulga e chi riceve. Mi dissero che l'ombra era sempre in agguato e che potevo manipolare involontariamente anche senza saperlo. Queste persone cercarono di convincermi (e per un po’ ci riuscirono pure) del fatto che bisognava superare questa tendenza a credere che la coscienza individuale fosse la creatrice della realtà, che siamo aiutati, che il mondo è pieno di segnali, di coincidenze, di vita che interagisce con noi in ogni momento. Mi spinsero ad abbandonare alcune mie capacità e a riconoscere un principio di non influenza, di non interferenza, di 'non-azione'. Mi dissero di cercare 'DIO', e di non fare nient'altro perché fare diversamente avrebbe creato 'KARMA NEGATIVO'. E siccome ero in un momento di bisogno, nonostante tutto quello che avevo appreso, ho iniziato a perdermi. Ho iniziato a seguire parole, concetti di altri. Ho iniziato a negare questa realtà viva ricca di coincidenze, di strade che si aprivano e di crescita, per abbracciare uno stato abbastanza passivo, di riluttanza verso i cosiddetti 'poteri mentali', verso i miei beniamini di sempre come ad esempio Paxton Robey, o Josè Silva. Mi fu appunto detto da uno di questi parrucconi della spiritualità che Silva era stato solo un ignorante, uno che non sapeva, non capiva, e non aveva mai voluto studiare. Ma era proprio per questo che mi era sempre stato simpatico. Mi fu detto anche che la mia tendenza a semplificare non mi avrebbe mai e poi mai portato più lontano nella ricerca, e così presi a complicarmi la vita. A studiare cose complesse, astruse, la magia, l'esoterismo in generale, la Kabbalah, le cose che i 'grandi' e gli 'esperti' mi avevano consigliato di studiare. I miei maestri non facevano che consentire e seguire le mie scelte... mi dicevano che la complessità per me era perfettamente inutile ma che tutto sommato era anche bello complicarsi la vita ogni tanto. E smisi anche di parlare con loro perché gli spiriti guida potevano essere qualcosa di terribilmente pericoloso, mi dicevano. Così, mentre proseguivo i miei studi seri e complicati, smarrivo la magia della mia vita, smarrivo la gioia della connessione, smarrivo il 'mio' sentiero perché sposavo quello di qualcun altro. Ma, come spiega anche James Hillman in quel libro meraviglioso che è 'Il codice dell'anima' ognuno ha un suo progetto da realizzare, un suo 'daimon' che lo sospinge verso il proprio cammino, e quando ci si allontana dal proprio sentiero arriva la sofferenza. Ed io ho sofferto. Ho sofferto la mancanza di scopo, l'incertezza, il dubbio, la paura di aver sbagliato tutto. A un certo punto ho creduto di impazzire per la stanchezza mentale e per lo sforzo di ignorare le mie propensioni, sono arrivato a livelli molto intensi di stress, tanto da costringermi nuovamente a sottopormi a una terapia individuale. Fortunatamente la persona con cui ho lavorato iniziava sempre le sedute col chiedermi 'che ti dicono i tuoi maestri?', incoraggiandomi a parlarci piuttosto che a evitarli. Così riprendo a parlare con loro, lentamente e con circospezione. Parlo con loro e il giorno dopo in supervisione il mio consulente mi dice le stesse frasi che loro mi avevano detto il giorno prima, e col tempo afferro il significato della mia crisi durata più di 6 mesi. Il mio daimon non è felice, il mio 'daimon' piange. Il mio sentiero è stato abbandonato, perché qualcuno ha messo un tarlo nella mia testa. Mi si dice questo: devi scegliere tra un sentiero di 'testa' e un sentiero di 'cuore', devi decidere tra 'sapere' e 'sentire'. Josè Silva era un ignorante e un sempliciotto ma aveva un motto, un motto che ho dovuto ricordarmi più e più volte: l'unico scopo dei poteri mentali e della crescita è servire meglio me stesso e servire meglio l'umanità. Quando mi sono ricordato questo il mio 'daimon' ha ricominciato a cantare. Lo scopo era di nuovo chiaro. Usare un certo tipo di capacità solo per sé stessi e per i propri ottenimenti è certamente dell'ego, ma condividere con gli altri con lo scopo di migliorare l'esistenza su questo pianeta può essere in sé stesso un lavoro davvero profondo di servizio. I miei mi dicono poi di riascoltare delle vecchie conferenze di Josè, nelle quali parlava del karma. Perché mi avevano fatto nuovamente il lavaggio del cervello con la vecchia storia del karma negativo (che palle!). Una persona chiede a Josè cos'è il karma ? E lui risponde 'beh, io faccio fatica a credere che dio punisca le persone senza chiarirgli il motivo per cui vengono punite. Una punizione ha senso se un essere umano riconosce i suoi errori e avrebbe lo scopo unico di aiutare a correggerli. Un karma tra le varie vite lo trovo difficile da digerire, e sono convinto che c'è sempre uno scopo evolutivo nelle disgrazie. Tuttavia penso anche che il nostro compito sia quello di continuare a sforzarci di migliorare la nostra vita e quella del nostro prossimo e che questo non possa essere punito se viene fatto con amore e spirito di servizio'. Così il mio daimon si sente molto felice ora ... ma c'era un dubbio ancora che mi rodeva l'anima.. e se la 'guarigione' fosse una violazione del karma degli individui? Se 'guarire' gli altri fosse contro la volontà divina, mettiamola così? Anche qui la risposta non ha tardato ad arrivarmi sotto forma di una semplice e perentoria frase che ho sentito non ricordo dove qualche giorno fa: '....ma ti pare che se Dio (ammesso che esista) non volesse farti fare una cosa ti tenderebbe una trappola del genere? Se non potessi farlo non lo potresti fare. Punto. Non avresti nemmeno la possibilità laddove non potessi farlo'. Da qui poi l'ennesima provocazione dei miei maestri ai quali ho chiesto: 'allora perché tutta questa rabbia e tutto questo remare contro questo tipo di cose come la terapia e la guarigione energetica?'




la loro risposta



"Si chiama paura. Noi la chiameremmo così, e la paura da che mondo è mondo ha sempre generato repressione e tentativi di occultare.. ma di cosa avete paura? Della vostra grandezza. La grandezza e l'essere esentati da certi vostri limiti autoimposti vi terrorizza più di qualsiasi altra cosa. Questi limiti che vi tenete stretti hanno radici millenarie, profonde e imperscrutabili, sono i limiti dei vostri padri e dei vostri antenati, sono i sigilli posti su di voi al tempo in cui siete stati schiavi, mogli infelici, figli sottomessi, al tempo di morti traumatiche, dell'essere stati fatti fuori, dell'essere stati esclusi, reietti e chissà cos'altro. Sono i retaggi della vostra inadeguatezza e sono i vostri traumi più antichi che si sono trasformati in decisioni: posso\non posso. Quelli di voi con meno ostacoli nella coscienza hanno fatto inevitabilmente vibrare negli altri la paura di doversi accorgere dei propri limiti e l'ansia di doversene sbarazzare anche loro. E sbarazzarsi di questi ostacoli fa sempre morire un po’ di voi, quel voi arcaico attraverso cui vi definite e definite il mondo, ecco perché vi atterrisce."



(P.S. Interessantissima anche la conferma sulla Bibbia: "Essi scontavano le iniquità dei padri")