13/02/14

Qigong e Wu-wei l'arte di fare senza fare

Fare Qigong inizia dopo che hai imparato il Qigong. Prima passi settimane o mesi a imparare i movimenti, la tecnica e i respiri. Passi giorni e giorni a cercare di calmare la mente, a stare fermo a non tremare e sussultare, a sopportare la fatica, i dolori, i pensieri. Poi quando tutto è andato a memoria, quando tutta la 'tecnica' è assorbita, allora inizia il Qigong e non prima. Prima facevi ginnastica, prima eri uno studentello alle prese con delle nozioni. E' solo dopo, quando lo sai a memoria, che inizi a sperimentare il Wu-wei. Diceva un insegnante di Qigong una volta che solo quando non fai stai facendo davvero. E io non capivo, non vedevo e non sentivo la profondità di quello che mi sembrava solo un assurdo paradosso Zen. Poi è capitato: dapprima per brevi istanti poi sempre più profondamente. Quando smetti di cercare di muovere l'energia, quando smetti di cercare di guarirti, di cambiare le cose dentro e intorno,  quando smetti di cercare di meditare, il wu-wei semplicemente ti accade. Ti accade perché ti sei arreso al fatto che tu non controlli proprio niente e che è il Qi a muovere te e non il contrario. E accade qualcosa di meraviglioso e terribile: sai che più ti dai importanza e più cerchi di fare qualcosa meno sei reale. Sai che quando smetti di farlo quando per un attimo sei 'vuoto' e 'fermo' sei reale. Quando sei reale non c'è niente a parte l'adesso. Il Qigong diventa fluidità, scorrevolezza, flusso... sai che sei come l'acqua, che il fluire è tutto, e cercare di solidificare qualunque piccola parte del tuo essere ti porterebbe fuori da questo infinito senso di bellissima precarietà nel quale ti sei immerso per un momento. Tutto semplicemente è. E poi finisce... e torni a sentire le tue energie, a combattere con i tuoi dolori, con la pesantezza del corpo fisico e ti struggi la mente cercando di capire come fare a portare il Wu-wei nella tua vita. E non stai più facendo Qigong, ma sei diventato nuovamente uno studentello pieno di opinioni.

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