19/02/14

Riguardo ai 'maestri'

Il maestro guida svuotando la mente della gente
e colmando i loro cuori,
affievolendo le loro ambizioni
e rafforzando le loro risoluzioni.
Aiuta le persone a rinunciare
a tutto quello che sanno,
a tutto quello che desiderano,
e crea confusione
in quelli che pensano di sapere”

Tao Te Ching.


13/02/14

Qigong e Wu-wei l'arte di fare senza fare

Fare Qigong inizia dopo che hai imparato il Qigong. Prima passi settimane o mesi a imparare i movimenti, la tecnica e i respiri. Passi giorni e giorni a cercare di calmare la mente, a stare fermo a non tremare e sussultare, a sopportare la fatica, i dolori, i pensieri. Poi quando tutto è andato a memoria, quando tutta la 'tecnica' è assorbita, allora inizia il Qigong e non prima. Prima facevi ginnastica, prima eri uno studentello alle prese con delle nozioni. E' solo dopo, quando lo sai a memoria, che inizi a sperimentare il Wu-wei. Diceva un insegnante di Qigong una volta che solo quando non fai stai facendo davvero. E io non capivo, non vedevo e non sentivo la profondità di quello che mi sembrava solo un assurdo paradosso Zen. Poi è capitato: dapprima per brevi istanti poi sempre più profondamente. Quando smetti di cercare di muovere l'energia, quando smetti di cercare di guarirti, di cambiare le cose dentro e intorno,  quando smetti di cercare di meditare, il wu-wei semplicemente ti accade. Ti accade perché ti sei arreso al fatto che tu non controlli proprio niente e che è il Qi a muovere te e non il contrario. E accade qualcosa di meraviglioso e terribile: sai che più ti dai importanza e più cerchi di fare qualcosa meno sei reale. Sai che quando smetti di farlo quando per un attimo sei 'vuoto' e 'fermo' sei reale. Quando sei reale non c'è niente a parte l'adesso. Il Qigong diventa fluidità, scorrevolezza, flusso... sai che sei come l'acqua, che il fluire è tutto, e cercare di solidificare qualunque piccola parte del tuo essere ti porterebbe fuori da questo infinito senso di bellissima precarietà nel quale ti sei immerso per un momento. Tutto semplicemente è. E poi finisce... e torni a sentire le tue energie, a combattere con i tuoi dolori, con la pesantezza del corpo fisico e ti struggi la mente cercando di capire come fare a portare il Wu-wei nella tua vita. E non stai più facendo Qigong, ma sei diventato nuovamente uno studentello pieno di opinioni.

06/02/14

Di limiti, lati ombra, pendoli e altre riflessioni casuali

Ho sempre la speranza che le cose possano essere semplici. Una volta pensavo che il male non esistesse e che tutto fosse “maya” e questo mi bastava. Ma quello era il periodo Zen. Ora so che esiste inerzia e caos, dentro e fuori, che la coscienza è sempre proiettiva e che quindi il caos che abbiamo dentro ce lo ritroviamo fuori, e so che anche gli altri mi rimandano il mio caos interno e per ora questo mi basta. Ma, c'è un ma... questo per molti anni ha significato che il perdonare i propri nemici poi si traducesse in un lasciar perdere e in un evitare a tutti i costi i conflitti. Forse non è così, forse non del tutto. Mi sono reso conto che, come diceva un mio insegnante tempo fa, uno sciamano è un maestro del disordine, un ponte fra due mondi dei quali capisce poco o molto poco, che, con l'aiuto di altre forze, cerca di stabilire un minimo di equilibrio, spesso combattendo letteralmente battaglie contro queste forze cosiddette 'negative'. Mi spiegava che più si esplora e si illumina la zona d'ombra, più quest'ombra prende forma in eventi fuori che remano in direzione contraria alla tua crescita. Di Franz Bardon, grande iniziato del 900, si narra che spesso uscisse di notte, dopo aver bevuto un fortissimo caffè, armato di spada, a combattere le forze del male e che ne tornasse sfinito. Che il 'male' esista di per sé o che sia solo frutto di una nostra proiezione del 'lato ombra' che in tutti risiede ha poca importanza alla fine dei conti. Quello che conta è provare a creare ordine nel disordine, coi mezzi che uno ha, con gli strumenti che ciascuno ritiene validi per sé. A un  certo punto è chiaro che è sempre contro se stessi e contro i propri fantasmi che si lotta e ci si accanisce. E' sempre i propri limiti che si cerca di superare costantemente, le proprie ristrettezze, credenze, superstizioni. E così come un'idea di Dio o di Fede che fino a poco tempo fa sembrava bastarti a descrivere la vita spirituale ora sembra del tutto insufficiente, anche le spiegazioni che altri hanno cercato di darti a volte sbiadiscono. Si arriva a un certo punto del percorso a mettere in discussione ogni cosa e ci si arriva perché si avverte di poter essere di più, di poter scoprire di più. Si arriva in determinate circostanze della vita a percepire un'insufficienza, una inadeguatezza a stare in qualunque categoria concettuale precostituita e si percepisce nettamente qualcosa che prima era inammissibile. Si arriva a capire che il 'male', 'l'ombra' e le relative forze inerziali sono in realtà il combustibile della crescita. L'opposizione che incontri nella realtà quando cerchi di andare oltre i tuoi limiti ha una caratteristica curiosa che riassumo così: più grande è lo scoglio da superare, più grande e temibile sarà l'opposizione incontrata all'esterno. E se anche il concetto di ego non basta più a spiegare il perché di certe violente ripercussioni che la realtà sembra attuare quando fai un salto nell'aldilà, di certo quello di resistenza basta ancora - a me - a spiegare il perché di certi fenomeni, che Zeland diligentemente battezzava come 'Pendoli'. Ne capisco il senso. Tutto è 'Pendolo' nel senso che ogni forma pensiero collettiva adeguatamente nutrita ti chiederà un pegno di fedeltà, un vincolo di appartenenza. Ogni corrente di pensiero a cui aderisci prima o poi ti chiederà un dazio in termini di coerenza, di difesa di un'opinione, quale che sia. E avrai resistenza perché l'appartenere sarà sempre un rifugio caldo, un benessere profondo, perché l'approvazione di altri che la pensano come te sarà sempre una sicurezza che stai facendo bene. Una sicurezza, ma anche un limite. Non potrai mai andare, infatti, oltre i pendoli a cui garantisci fedeltà, che siano fisici, psichici o spirituali. E ci saranno battaglie da combattere sì, e come per Bardon spade da estrarre e fantasmi, demoni e vampiri dei quali andare a caccia e dai quali, a tratti, difendersi, perché sembra ci sia proprio qualcosa là fuori. E non basta evitare il conflitto, essere pace, stare al centro come avevo pensato in tutti questi anni. A volte bisogna proprio dargliele di santa ragione. E la pace? Il distacco? Il non 'difendere le opinioni'? Chiedevo preoccupato ai miei maestri dopo queste prese di coscienza: "quelle sono per te l'equivalente delle spade di cui Bardon si dotava, presenza di spirito, certezza, calma interiore. Senza quelle non potresti uscire di casa e combattere le battaglie che inevitabilmente, quando cresci, dovrai affrontare. Quelle sono le armi con le quali  dovrai costantemente impratichirti se vuoi avere la meglio sul caos e generare un po’ di equilibrio. E l'equilibrio, come ogni certezza e ottenimento sarà sempre temporaneo". Sorprendente è stata anche la conferma sulla Bibbia che diceva più o meno così "Quando andrai in guerra contro i tuoi nemici e vedrai cavalli di ferro e forze superiori alle tue non preoccuparti perché con te è il signore Dio tuo, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto".