30/01/14

Trovare il centro

"Cosa penso? Cosa sento? Chi è che pensa e che sente? "




Nel momento in cui ti poni queste domande sei già nel tuo centro, sei già un passo fuori dalla calamità delle emozioni, dal turbinio dei pensieri. Fai un passo fuori dal sistema così che tu possa vedere il sistema per quello che è. Automatismi. A quel punto non resta che esserci e godersi lo spettacolo. Un centro non è qualcosa che possa descriversi facilmente, non è uno stato di pace, beatitudine e satori. E' semplicemente che ci sei e 'vedi'. Per accedere a facoltà superiori della coscienza non hai che da guardare e fare spazio. Sì, ci sono esercizi, tecniche e insegnanti che uniranno i puntini mentre avanzi nel buio per farti vedere un disegno, ma il disegno cambierà di continuo e potrà, spesso e volentieri, non avere alcun senso per te. Farai cose senza sapere il perché, ciononostante esse dimostreranno la propria validità per quel momento e la loro assurdità un momento dopo. Non importa. Continua a farle, vivi e fai spazio. Basta che ti chiedi "Cosa penso? Cosa sento? Chi è che pensa e sente?" e sarai un passo oltre il conflitto. Il sistema potrai osservarlo, per così dire, dall'esterno. Che poi non è esterno, ma chi se ne importa. Fai spazio. Accorgiti di quello che ti accade intorno, osserva le cose, gli eventi, le situazioni e le persone. Guarda la loro bellezza e sentine l'energia. Fuori dal tuo centro ti perdi un bel po’ di vita. Tutte le volte che cerchi di avere ragione, ti perdi un bel po’ di sana, imprevedibile vita. E la vita è tutto quello che hai, alla fin fine. Se non guardi e se sei perso nei tuoi automatismi farai di tutto per assorbire dall'ambiente attorno a te le necessarie conferme che i tre bisogni (approvazione, controllo, sicurezza) ti ingiungeranno di assorbire. Se non farai spazio alla vita che sembra essere al di fuori non ci sarà lavoro sull'ego che tenga. D'altronde per una vita hai pensato che dovevi sbarazzarti dell'ego, e anche io, come te. Ma a un certo punto anche questa è una convinzione che puoi dare via, a cui puoi rinunciare abdicando in favore di un'idea più utile. Ad esempio che l'ego non vada distrutto ma addomesticato, istruito, limato; l'ego è uno strumento che può fare capolavori d'arte, disegno, musica, bellezza. L'ego è, a conti fatti, anch'esso un'opinione. Io stesso parlo e ho parlato per anni dell'ego ma non ne ho mai visto uno, veramente. Perciò chi è che parla di ego e di uscire dall'ego? E cosa sente mentre lo dice? Il centro lo trovi non dando niente per scontato, niente! Anche quello che ritieni essere il più alto dei tuoi ottenimenti 'spirituali' potrebbe essere spazzatura mentale, autoconvinzione, masturbazione mentale. Anche la tua più profonda conoscenza esperienziale è niente di più che un'opinione, quindi perché non provare a darla via e far entrare la vita così com'è? Il centro si trova lì, nella vita vera, oltre tutti gli ottenimenti o presunti tali, oltre tutti i giochi\giocattoli con cui ti trastulli mentre cerchi di sedare i tre bisogni. Il centro sta sempre in tutto ciò che sembra essere fuori e se ti sembra una contraddizione, per favore, guarda meglio. Il dentro e il fuori sono la stessa cosa, il centro e il fuori sono la stessa, identica, cosa.

17/01/14

I maestri, l'unicità e la grandezza

Da una converazione con i miei maestri di qualche giorno fa:

(Giorni fa vi avevo chiesto dello scopo dell'esistenza umana, e voi mi avete detto di aspettare qualche giorno, ecco ho aspettato una settimana circa adesso potete rispondermi?)

"Si, aspettavamo che fossi meno stordito, meno apatico e distratto, aspettavamo che fossi più qui con noi che fuori con le altre voci del tuo mondo"

(cioè?)

"Così avresti capito meglio la risposta, prima non avresti potuto sentirla affatto. Il senso dell'esistenza si riassume nel fatto di sentire la propria voce, e non quella degli altri dentro di te. Ultimamente hai avuto troppi 'altri' dentro, non trovi?"

(In che senso?)

"Negli ultimi due mesi hai dato retta a molte opinioni di 'esperti' a molti 'altri' del tuo mondo, a quasi tutti quelli che mettevano in discussione quello che facevi o che ti parlavano di una fantomatica 'retta' via, o di un giusto modo di fare le cose. Quand'è che hai cominciato a sentirti nervoso, stressato e scollegato dalla tua vita?"

(circa due mesi e mezzo fa...)

"Appunto, devi ancora capire che quello che insegni agli altri è essenziale che tu lo faccia per primo perchè altrimenti insegnare non ha alcun senso. Si insegna quello che non si sa, e quello che si deve imparare, ma prima o poi bisogna impararlo non credi? Tu hai sempre detto agli altri che la mente è una stazione di trasmissione e ricezione, hai sempre detto agli altri di chiedersi chi era quello che pensava, di chi erano i desideri, le opinioni e i bisogni. Hai avuto bisogno di farlo perchè lo stavi dicendo, insegnando a te. E finchè lo hai fatto finchè c'eri, non c'era quell'inquietudine. Anche nel dolore non c'era inquietudine, non c'era dissociazione giusto?"

(vero..)

"Ecco qual è il senso. Quando stai nel tuo flusso, quando stai vivendo la tua vita secondo il suo scopo, il suo fine, allora quell'inquietudine non c'è, quella paura non esiste, sai che sei nel posto giusto al momento giusto. Seguire la propria voce, la propria direzione, a qualunque costo anche contro il parere dei cosiddetti esperti in materia. Tutti dicono di sapere qualcosa ma nessuno sa niente se non di se stesso, stanno tutti proiettando sul mondo una qualche mappa di convinzioni e pensieri che hanno appreso da qualche parte o da qualcun altro, e tutti stanno cercando di dire agli altri (che sono parti di loro stessi, sempre) che quella è l'unica via. Ma è solo la LORO via, la LORO mappa. Se cominci a cercare di sovrapporre a tutto il tuo essere quella mappa vedrai che non ci starà, perchè il tuo essere è molto più grande. Siete sempre più grandi di quanto vorreste credere e di quanto gli altri vi permettono di esssere. Ma per paura della solitudine o forse solo per pigrizia (che è il vostro male più grande alla fin fine) decidete di rinchiudervi in schemi, definizioni, parole e parabole di altri, decidete che qualcuno è l'esperto e voi i discepoli giudiziosi. E da lì inquietudine, sconnessione, paura. Decidete che la mappa di un altro deve essere la vostra mappa, ma quella mappa  non è che il simbolo di un simbolo, come dice il tuo libro preferito (nota: il Corso in Miracoli) e nelle mappe degli altri non ci si sta mai troppo bene come hai potuto constatare. E' così che vi stressate, che vi ammalate, che fate errori di valutazione.

(quindi bisogna cercare di essere se stessi? E' solo questo?)

"A noi non sembra SOLO questo. E non ci è sembrato che fosse così facile per te ultimamente. Bisognerebbe che cercaste di smetterla di voler primeggiare sugli altri e di voler costringere il mondo dentro le vostre mappe che sono solo opinioni. Bisognerebbe che la smetteste di voler essere qualcun altro o qualcos'altro e quando il malessere vi trova, sia esso un sintomo fisico o psicologico, gran parte delle volte è a causa di questa mancanza di integrità, di conoscenza e rispetto per voi e quella vostra voce che raramente ascoltate. Quando la smettete di dare retta alle mappe esterne e vi chiedete sinceramente e indipendentemente dal resto della vostra realtà, 'cosa sono io?' , tutta una gran quantità di interferenze si paleseranno per quello che sono, appunto, pensieri altrui. Può volerci un bel po' di coraggio. Potreste accorgervi che gli ultimi 30 anni della vostra vita li avete passati a vivere la vita di qualcun altro, una madre, un padre, una figura d'autorità, e il dolore per aver dormito così tanto può essere straziante. Ma prima o poi dovete riconoscerlo e agire di conseguenza. E così diventate grandi. Essere voi stessi è la più complessa e delicata delle materie perchè quello che chiamate io non è che un coacervo di altri, giustapposti in un mosaico rassicurante che tiene a bada il vostro io più grande."