30/05/12

Non resistere al 'male'

Il mondo può essere percepito come una prigione dalla quale è impossibile fuggire o come una scuola, nella quale si viene ad imparare alcune lezioni. E' solo una questione di scelta. Si sceglie continuamente come considerare la realtà che ci circonda, e questa scelta non può essere obbligata. Una volta che si decida di vedere la vita e il suo svilupparsi come un corso di apprendimento, si diventa automaticamente dei maghi. Per mago intendo una persona che accetta l'idea di avere un certo grado di potere e di controllo su ciò che lo circonda e che inizia ad interpretare la sua esistenza come esercizio atto a espandere questo potere. Chi decide di diventare un mago deve innanzitutto fare i conti col controllo dei propri pensieri e della propria vita interiore. Si capisce subito che quello che si fa entrare qui dentro verrà riflesso prima o dopo là fuori e quindi si diventa molto cauti nel decidere quali pensieri accettare e quali non accettare. Ho incontrato tante persone che pur applicando alla lettera tutti i principii metafisici (dalla legge di attrazione al perdono, passando per numerose tecniche di guarigione), non riuscivano a sbloccarsi e a passare oltre. I primi tempi, trovandomi anche io dentro situazioni che non riuscivo a risolvere, davo per scontato che si trattasse semplicemente di cercare di restare a galla il più a lungo possibile, sperando che la situazione cambiasse. Poi il Corso in Miracoli e altri insegnamenti mi hanno dato un'intuizione: queste persone, e anche io in fin dei conti, stavano resistendo a qualcosa con tutte sé stesse, non stavano sperimentando nessuna pace interiore pur con l'uso di tutti gli strumenti, per questo la soluzione tardava ad arrivare. La soluzione stava nell'imparare a non opporre resistenza e a permettere che gli eventi fluissero maggiormente. La frase che mi risvegliò la ricordo ancora, anche se sono passati parecchi anni: 'quello che fai attesta ciò in cui credi'. Ci deve essere chiaro innanzitutto che la percezione che abbiamo dell'esterno sta alterando automaticamente l'esterno a livello sottile. Se vediamo disastro staremo sempre in mezzo a un disastro. Ma soprattutto quello contro cui combattiamo non farà che replicarsi secondo un preciso funzionamento dell'energia che afferma che questa va sempre dove va l'attenzione. Se io resisto ricreo quello a cui sto resistendo, prima a livello sottile poi man mano nella realtà, poiché la realtà fisica altro non è che l'estrinsecazione di un progetto invisibile ordito dai pensieri coscienti e non coscienti (soprattutto da questi ultimi). Un'altra cosa che mi è stata chiara è che se mi difendo è perché credo di poter essere attaccato. All'inizio facevo fatica ad accettarlo e a metterlo in pratica perché cercare di non resistere e non difendermi significava smettere di giudicare negativamente tutto quello che ai miei occhi umani era 'male' e continuare a combattere (che in fin dei conti è quello che siamo abituati ed educati a fare da sempre). Significava smettere di lamentarmi, smettere di esprimere opinioni continuamente e a volte significava stare in silenzio dove precedentemente avrei voluto parlare per ore senza scopo alcuno. Significava smettere di giustificarmi difendendo un ego che era la principale causa dei miei problemi. Significava smettere di cercare di controllare, di spiegare, di cercare soluzioni. Ed era chiaro che combattere significava credere ancora nell'errore e dargli energia. Poi, pian piano e a fatica, ho smesso sempre più di farlo e mi sono lasciato guidare dall'esistenza e dalla sua saggezza, anche se questo mi ha richiesto anni di pratica e ancora oggi non riesco a essere sempre aderente a questa scelta. E pian piano la realtà si è trasformata. Nemici sono diventati amici. Le intuizioni si sono fatte strada nella mia mente quando ero in pace e nella centratura, condizioni che arrivavano quanto più smettevo di combattere interiormente. Situazioni avverse e senza speranza si sono tradotte in possibilità inaspettate, e sono riuscito a vivere esperienze che mai avrei immaginato e vissuto se avessi continuato a resistere a tutto ciò che consideravo 'il male'. La 'resa' è di fatto una sensazione interiore di accettazione totale di una esperienza: non c'è più attaccamento e non c'è più avversione. Nella resa non c'è giudizio, non c'è quindi resistenza e il minimo che può capitare quando si smette di resistere è avere un surplus di energia che potrà essere diretto verso altri scopi. Smettere di resistere al male è l'energia che sta circolando in questo momento sul pianeta, ed è la quintessenza di insegnamenti come il Corso in Miracoli e Ho'oponopono, ma la possiamo trovare in moltissimi altri contesti. Ci viene detto che 'là fuori' è una proiezione di 'qui dentro' e che è inutile cercare di modificare la nostra immagine riflessa nello specchio, su quella non abbiamo alcun potere. Tutto il potere si trova invece da quest'altra parte dello specchio, qui, ora, in questo preciso istante.

2 commenti:

  1. <>... Questa frase mi fa pensare a tutte le volte che mi sono domandata come potessi ritrovarmi sempre a ri-vivere le stesse identiche situazioni.. Delle situazioni sentimentali o di amicizia in cui sentirmi poco o per niente apprezzata o in cui non essere ricambiata, che hanno causato molta frustrazione prima che capissi che ero io a determinarle.
    Poi un giorno, forse esausta in seguito all'ennesima delusione, mi sono detta: ma che l'amore deve essere necessariamente ricambiato per essere valido? forse senitre amore è bello in sè, a prescindere che sia ricambiato o meno, a prescindere dal giudizio che posso avere di una situazione; forse... l'amore è amore, e tutto il resto è solo un bisogno dell'ego di ricevere apprezzamento e considerazione.
    Beh certo, molti lo dicono e lo scrivono, ma leggerlo o sentirlo.. non è la stessa cosa che provarlo...
    Così, un giorno, ho iniziato ad arrendermi alle emozioni e ai sentimenti; così, un giorno, ho smesso di contorcermi e di sbattere contro i muri; così, ho realizzato che in tanti anni trascorsi ad oppormi avevo sempre avuto la soluzione a portata di mano e che la mia era solo una sfida: che non avevo fatto nient'altro che crearmi appositamente delle "sfide d'amore". Così.. è arrivata la pace.
    Accettare non ha significato soccombere alla frustrazione, ma permettere all'emozione di esistere, darle riconoscimento, senza volerla a tutti i costi allontanare o modificare (come si è soliti fare), ma solo con l'intento di vederla e infine, lasciarla andare.
    Ho sperimentato che è indifferente amare qualcuno che ti ama o qualcuno che invece non ti ricambia. La frustrazione che deriva dal non essere ricambiati è solo un pregiudizio dell'ego, il desiderio di ricevere approvazione e considerazione.
    Adesso invece di struggermi domandandomi "perchè ri-vivo ancora la stessa situazione?", riconosco la sfida e sollevando un sopracciglio mi dico: "Ok, allora, dov'è che non mi sto amando abbastanza?!?"
    Ovviamente la risposta non è immediata, ma anche con calma, arriva immancabilmente e io nel frattempo (e nel dubbio), amo sempre.
    L.

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  2. Bello il blog, bello il commento di L. Grazie di cuore

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