13/02/12

LA FELICITA’ IRRAGIONEVOLE

DAN, I SENTIMENTI CAMBIANO. A VOLTE C'E' SOFFERENZA, A VOLTE C'E' GIOIA. MA, DIETRO TUTTO CIO', RICORDA SEMPRE L'INNATA PERFEZIONE DELLA TUA VITA. QUESTO E' IL SEGRETO DELLA FELICITA' IRRAGIONEVOLE. (La via del guerriero di pace, Dan Millman)

Siamo tutti abituati a credere che la felicità sia la risposta a una serie di stimoli esterni. Solo quando avrò questo, sarò questo, non avrò più quest'altro, allora potrò essere felice. Non prima. La felicità è la nostra reazione al verificarsi di determinati eventi esteriori. Ma alcune menti rivoluzionarie ci stanno dicendo il contrario da sempre, e questo concetto di una felicità senza oggetto è forse la lezione che l'ego teme di più. Lester Levenson asseriva che il vero motivo per cui si è felici quando si realizza un desiderio è che momentaneamente cessa quella tensione spasmodica che si era creata nel cercare di esaudirlo. Gli ottenimenti non sono mai la causa della felicità, comunque non di una felicità duratura. E' un concetto che si fa fatica ad accettare, eppure molti di noi in fondo sanno che è così. Per me è sempre stata una fissazione quella di sviscerare la problematica dell’origine della felicità. Superficialmente avevo maturata la tranquilla convinzione che si è sempre felici per o di qualcosa, e ho passato larga parte della mia vita a convincermi che ci sono cose 'là fuori' che ti rendono felice e quindi a cercarle. Non sei mai felice e basta, senza specificazioni o “cause”. C'è sempre qualcosa da cercare e quel qualcosa non basta mai, perchè sembra proprio che la via dell'ego sia "cerca ma non trovare mai". Poi un giorno a un seminario, qualcuno disse una frase che suonava più o meno così: "non si può essere sempre come boe che subiscono l'alzarsi e l'abbassarsi delle onde del mare... un giorno su, un giorno giù a seconda degli eventi. Bisogna essere come un surfista che cavalca le onde e le domina". A quel punto qualcosa in me si accese. Paxton Robey nella prefazione del suo libro ‘No Time For Karma’ racconta che Ram Dass rispose a chi, nel corso di una conferenza, gli chiedeva come facesse a sapere per certo che le informazioni ricevute in canalizzazione fossero credibili: “perché è d’accordo con me. come altro lo si potrebbe sapere?”. E io ero pienamente d'accordo con quanto appena ascoltato, sapevo che c'era uno stato di felicità (che oggi chiamo centratura) che va oltre le cose materiali e gli accadimenti del mondo. Questo pensiero ha dato il via a un turbine di altre riflessioni, forse da tanto tempo segretamente e silenziosamente attive in background nella mia testa. Esiste davvero la felicità senza motivo? Ha senso? E’ ‘giusta’? Si può davvero essere felici quando gli eventi esterni del mondo ci sono avversi?
Forse sì. Forse bisogna solamente cambiare programmazione. Non ancorarci più con riflesso pavloviano a un evento piacevole determinato, a un dono o a un complimento ricevuto, ma ergerci al di sopra dei flutti, osservare il mare e gioire del paesaggio.
Essere felici se succede qualcosa di bello e tristi se accade qualcosa di brutto ci rende in effetti burattini nelle mani della vita, degli eventi esterni, e soprattutto ci rende schiavi dell'illusione del 'là fuori', visto che siamo sempre noi a orchestrare tutto ciò che ci accade. Lavorare sulla centratura personale e sganciarsi dagli automatismi può avvicinarci a quel nuovo potere che ci permette contemporaneamente di essere felici a prescindere e di creare una realtà migliore. Senza diventare aridi e indifferenti al mondo, possiamo imparare a osservarlo e, con esercizio, a restare in piedi sulla nostra tavola da surf. A distanza di qualche anno da quel messaggio ho ritrovato lo stesso concetto di felicità irragionevole quale sintesi e corollario del vivere nel presente nel libro ‘La via del guerriero di pace’. L’autore, Dan Millman, racconta di come il suo maestro Socrate lo esortasse a essere felice ORA e senza nessun motivo. “Uno sciocco è felice quando soddisfa i suoi desideri, un guerriero è felice senza motivo. E’ questo che fa della felicità la disciplina finale, superiore a tutto quello che ti ho insegnato. La felicità non è qualcosa che devi sentire, la felicità è ciò che sei.” Dan Millman dopo un percorso di anni, entra infine in contatto con questo principio, comprendendo che inseguire qualcosa così come ottenerlo non porta in realtà da nessuna parte. E’ durante il viaggio che dobbiamo essere felici, mentre osserviamo il paesaggio, mentre sentiamo i muscoli tendersi, odoriamo l’aria e respiriamo profondamente. Non ha senso attendere di essere in vetta per potersi concedere la felicità.
“Non c’è bisogno di cercare e ottenere qualcosa. Non porta da nessuna parte. Non fa nessuna differenza, quindi sii felice adesso!” (Dan Millman, La via del Guerriero di pace)
Ce lo stanno dicendo ormai in tutte le salse, il saper generare un autonomo sentimento di felicità è alla base dell'evoluzione personale e per farlo occorre a conti fatti sapersi distaccare dalle condizioni esterne, qualsiasi esse siano.
E’ forse questo il segreto della felicità irragionevole?
Sicuramente questa nuova prospettiva non causalistica – o almeno non immediatamente ed esclusivamente causalistica – ci dà molto potere. Ci riconduce al centro del nostro universo. Ci sgancia da abitudini acquisite e vecchie e migliora la nostra esistenza. Per chi studia un po' di scienza della mente è palese che il controllo della propria vita emotiva interiore è il più grande dei poteri poichè è attraverso pensieri ed emozioni che si plasma la realtà, e tutti coloro che fanno un onesto lavoro su di sè prima o poi arrivano a dover fare questa scelta: lasciare che la realtà esterna plasmi il loro stato emotivo o viceversa. Ma è una scelta che richiede coraggio, perché richiede innanzitutto piena responsabilità della nostra esistenza e un esercizio costante, una centratura costante, una inflessibile vigilanza sui propri pensieri e stati d'animo.
O, per dirla ancora una volta alla Socrate:
“Dan, questo è l'ultimo esercizio che ti do, e durerà per sempre. Agisci felicemente, sii felice, senza una ragione al mondo. Allora potrai amare e fare ciò che vorrai.”

13 commenti:

  1. Ottimo articolo... O considerazione o... Antica verità... Grazie A.

    RispondiElimina
  2. Ciao, ero a Torino al tuo seminario di spiritualità pratica. La tecnicca che ci hai insegnato è davvero potente, la sto applicando ai più svariati problemi e quello che volevo dirti è che porta molto velocemente a questo stato che descrivi nell'articolo. Grazie mille e a prestissimo.

    RispondiElimina
  3. La migliore scorciatoia per essere felici... è essere felici! Grazie per questo bellissimo articolo!

    RispondiElimina
  4. ..e come abbiamo parlato lungamente il fine settimana scorso... qui e ora e sempre Avanti! Ti abbraccio forte

    RispondiElimina
  5. Ciao Andrea, e grazie. Oltre alla vibrazione definita "felicità" sento un livello ulteriore di centratura che ha a che fare con la neutralità del reale. Da quelle parti cade anche l'ultima tensione: quella all'idea di felicità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. x Paolo: è proprio così. Nella scala ideale delle emozioni la 'pace' o centratura, è quella con la frequenza più alta ed è idealmente posta al centro. Uno stato di non attaccamento e non avversione a qualunque cosa\evento. Ne yin ne yang. Totale presenza a ciò che c'è.

      Elimina
  6. Ciao Andre, mi piace questo post, grazie. Ma c'è un aspetto che mi hai sollevato , e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Da quello che scrivi sembrerebbe che il "fine ultimo" sia la nostra felicità, quella pura che descrivi. Esiste per te una correlazione tra questa forma e la nostra relazione con l' Assoluto (che possiamo chiamare anche DIO). Dio, l'Assoluto e la nostra Divintà hanno a che fare con questa Felicità pura o sono qualcosa di ulteriore per te? Baci

    RispondiElimina
  7. x Serenanda: ti posso esprimere solo la mia opinione in merito ed è una opinione parziale. Non ho esperienza dell'assoluto, se esiste, quindi non te ne posso parlare. Lo farò quando saprò qualcosa della mia relazione con l'assoluto. Per ora so che lavorare sulla propria pace interiore e imparare a generare una felicità senza condizioni può essere il primo passo per una crescita spirituale autonoma, e può portare benefici incalcolabili. Se questo coincida con l'assoluto lo ignoro, so però che la profonda pace che si ottiene con un certo tipo di pratiche somiglia molto a quello che si racconta in tanti e tanti testi spirituali e somiglia a quello che viene chiamato Assoluto, Dio,o essere nell'uno. Ma sto ancora sperimentando. Un abbraccio.

    RispondiElimina
  8. Ho finito di leggere ieri notte il libro di Dan Millman....mi ha anche messa un po' in crisi lo ammetto, poichè ancora non riesco a vivere la maggior parte della giornata nel qui e ora, con quello stato di pienezza, centratura e totalità che può rendere felici. Mi sono accorta che ho ancora in alcune situazioni, la tendenza al raggiungimento di qualcosa, anche se poi, dopo averle raggiunte non mi sento veramente felice e soddisfatta come credevo. Devo ancora liberarmi della "sindrome da animo tormentato"...
    Vale

    RispondiElimina
  9. x Vale, basta che non fai l'errore di stressarti perchè non riesci a superare questo ostacolo. Ci vuole tempo ad addomesticare l'ego, e anche dopo anni la 'sindrome da animo tormentato' può tornare a galla. :) Se ti serve una mano scrivimi per email.

    RispondiElimina
  10. Sì, ho ancora degli automatismi perciò all'inizio tendo a stressarmi e preoccuparmi quando mi sento così...forse devo imparare ad accettare questi frequenti momenti in cui sento il mio animo tormentato o inquieto perchè fanno parte dei momenti o periodi della mia evoluzione....spero un giorno di riuscire ad imparare a fluire veramente con l'evoluzione e la vita con più fiducia, senza queste inquietudini e senso di smarrimento che sovente mi prendono. Ciao
    Vale

    RispondiElimina
  11. Articolo bellissimo. Domanda per l'autore: non è forse vero che una felicità irragionevole, una felicità ottenibile in ogni momento, finisce per rendere quest'ultima una non-felicità? non è forse vero che per apprezzare qualcosa bisogna prima provare a non avere quella determinata cosa? non si finisce per annullare il concetto stesso di felicità, inteso come serie di obiettivi personali durante la vita, sostituendolo con una sorta di passività implicita?

    RispondiElimina
  12. x Anonimo.
    No,se afferri il corretto significato di una felicità che e' si assenza di attaccamenti e avversioni , ma altresì azione e impegno. Una felicità senza scopo non prescinde dall'agire (che in questo caso diventa agire ispirato), dal desiderare e dall'esistere nel mondo come si è sempre fatto.

    RispondiElimina