30/09/11

L'ispirazione e l'intuizione

Riguardando alcuni vecchi quaderni scritti con i maestri mi è balzata all'occhio giorni fa questa frase potente e sintetica:
"Tu non stai seguendo un cammino già tracciato. Stai seguendo una sensazione e quella sensazione è la cosa più reale che hai".
Quando l'ho riletta mi sono ricordato che probabilmente la mia intera esistenza (fino ad ora) è stata impiegata per questo fine: seguire questa sensazione. In passato ho avuto moltissimi cambiamenti di rotta spesso improvvisi a volte anche un tantino folli, tuttavia mi sono accorto che quando c'era un cambiamento in arrivo c'era sempre anche una sensazione di fondo a guidarlo e quella sensazione, per quanto a volte totalmente immotivata dalle circostanze esterne, era sempre esatta. Ispirazione e intuizione sono due nomi di questa energia che percepisco prima a livello emotivo\corporeo, poi come idea\immagine. Non saprei distinguere tra i due termini e in fondo le parole (come dice il Corso in miracoli) sono solo simboli di simboli. Posso però dire cos'è e come funziona per me questa energia. L'ispirazione e l'intuizione vengono da una chiamata interiore. C'è un problema e non so come risolverlo. A questo punto posso prendere due strade: quella della preoccupazione, del lamento e del pensiero casuale e reiterato che continuerà a nutrire proprio la forma pensiero che ha creato quel problema o posso arrendermi a quello che c'è, centrandomi (o facendo la pulizia di Ho'oponopono o qualunque altro metodo che io conosca) e chiedere aiuto alla parte più alta e più intelligente di me. Gli Hawaiani lo chiamano Aumakua, lo spirito-antenato in cui si può pienamente confidare, la divinità in noi. Tuttavia è qui che tutti, me compreso, incontrano delle difficoltà. Chiedo la soluzione del problema e inconsciamente credo che la soluzione debba arrivarmi in un modo specifico, perchè credo di sapere quali siano le cause e le soluzioni del problema stesso. Ma c'è un ma. Noi siamo consapevoli soltanto del 5% della realtà (così come la fisica è consapevole del 5% della materia...) e del restante 95% non sappiamo quasi nulla. Il che significa che per ogni evento di cui siamo consapevoli, diversi altri milioni di eventi inconsapevoli si stanno svolgendo al di sotto del livello della consapevolezza. E' molto probabile che anche i risultati della mia richiesta\preghiera\pulizia inizialmente avvengano al di sotto della consapevolezza. Ho sentito dire che non esiste una preghiera che non riceva risposta e credo sia proprio così. Il fatto di fare continuamente Ho'oponopono o un altro processo di pulizia equivalente (come per esempio i rilasci emozionali) serve tecnicamente a rimanere costantemente in preghiera di modo che quel 95% venga sottoposto continuamente a una sorta di lavaggio che tende a portare in superficie proprio quelle intuizioni e soluzioni che non potevo prevedere. Ma l'importante è osservarsi e rimanere in ascolto, il più a lungo possibile. Le sensazioni\emozioni percepite a livello fisico sono un radar che mi può indicare la strada da seguire e, anche se posso prendere occasionalmente degli abbagli, le intuizioni, che possono manifestarsi inizialmente come un sentito fisico, sono lo strumento più importante che ho. Più si lavora in questo senso, più si diventa ricettivi e sensibili a ciò che il subconscio (memoria-emozioni-sensazioni) dice in merito a una situazione.
Ho scoperto anche un'altra cosa interessante sulle intuizioni. Fin dai tempi in cui praticavo zen sono stato convinto che l'intuizione fosse una specie di lampo a ciel sereno, quella idea incredibilmente chiara e apparentemente priva di fondamenti nella realtà che arriva dal nulla e mette a posto tutti i pezzi di un puzzle incasinato. Sebbene possa avere questa forma, mi pare che più spesso l'intuizione avvenga proprio nei meandri di quel 95% di cui non so nulla, come un cambiamento sottile e invisibile che inizia ad insinuarsi nella mia vita e che inizia a operare piccoli e progressivi spostamenti attorno e dentro di me. Spesso infatti quando ho una intuizione non ne sono consapevole se non dopo un po' di tempo e quasi sempre me ne accorgo solo dopo aver fatto una scelta\azione istintiva che rivela esiti inaspettatatamente positivi.

14/09/11

Self Identity Through Ho'oponopono (Riccione 10-11 / 9 / 2011)

Premessa: io amo l'identità del sé di Ho'oponopono.

"Se hai già fatto il corso di Ho'oponopono perchè lo rifai?" mi sono sentito chiedere da più di una persona. E, pur non essendo l'unico ripetente presente tra le oltre seicento persone al palacongressi di Riccione, non mi veniva nessuna risposta plausibile. Sapevo solo che volevo esserci, per la seconda volta. E così mi sono imbarcato di nuovo in questo viaggio iniziatico alla volta dell'identità del sè. Ispirazione? Forse... Purtroppo il mio viaggio è stato devastato dai postumi di una specie di influenza che mi ha stremato, con dolori che non avevo mai provato prima, ma con la quale alla fine sono sceso a patti: anche lei era un'altra memoria da pulire e come tale l'ho trattata, seppur non senza difficoltà. La seconda volta è stata per me nettamente più forte, profonda e istruttiva della prima. Mentalmente ricordavo tutto eppure era come se non sapessi nulla davvero in profondità, soprattutto quando mi trovavo davanti a Hew Len e alla sua dedizione totale all'applicazione del metodo, che è molto di più che quattro frasette ripetute a memoria. Nulla viene lasciato alla mente razionale, non una domanda di troppo, non un commento superfluo e anche quando le persone si sono innervosite perchè il microfono dei partecipanti che facevano domande era basso di volume, sono state invitate a pulire dentro sé stessi e a non arrabbiarsi, perchè ogni evento della nostra vita è un prodotto delle nostre memorie.
Molti credono che Ho'oponopono sia solo un mantra e credono che Zero Limits spieghi gran parte del discorso. Qualcuno continua a criticare Hew Len per il prezzo eccessivo del seminario e per il fatto che non vedono l'utilità di una tale spesa. Forse il nuovo libro di Mabel Katz ha aiutato un po' di più a comprendere cosa davvero sia Ho'oponopono. Eppure io continuo a credere che immergersi completamente in due giorni dove si parla, si vive e si ragiona solo in termini di 'pulizia' e di identità del sé, sia tutto un altro paio di maniche e che imparare a fare Ho'oponopono non abbia prezzo. Stare due giorni con Hew Len può essere una esperienza al contempo molto bella e molto frustrante. In molti altri insegnamenti la non-dualità o l'essere al 100% responsabile sono solo insegnati e spiegati attraverso richiami a testi sacri o con metafore, mentre in questa disciplina si viene quasi costretti (anche se gentilmente) dal dottor Len a iniziare a vivere questo stato in ogni pensiero, parola e azione e a non ingannarci pensando che ci sia qualcosa di separato da 'noi'. A molte domande viene risposto seccamente con un 'pulisci e lascia che sia la divinità a rispondere', per far uscire il partecipante dai mentalismi e dal ragionamento, e questo può alla lunga portare qualcuno a irritarsi. La parte simbolico\sciamanica attraverso l'uso di strumenti e procedure viene quasi lasciata in secondo piano rispetto al fatto centrale che dobbiamo ricordarci continuamente che siamo noi la causa dei nostri problemi e che siamo noi la nostra unica soluzione e che la soluzione è amare i nostri problemi e lasciare che la divinità in noi faccia il lavoro di pulizia. Ho'oponopono è questo. Fare continuamente mente locale sul fatto che tu stai creando quello che vivi ma anche sul fatto che purtroppo (o per fortuna direi io) non sai esattamente cosa sia in te che lo sta creando. Hai in te quelli che Hew Len chiama gli errori segreti perchè nascosti al vaglio della mente cosciente. Perciò è sempre inutile cercare di capire, è sempre inutile cercare cause o colpevoli ed è sempre inutile pensare che qualcosa di 'esterno' stia facendo qualcosa a noi.
Ho'oponopono è un antidoto allo strapotere dell'intelletto che crede di sapere, di potere. E' un balsamo contro la corrosiva tendenza di cercare di mettere a posto gli altri e credere di poter 'guarire' qualcuno o qualche situazione. Solo la divinità guarisce. Per questo il seminario può non essere adatto a tutti, perchè non lascia spazio a niente che non sia il puro processo di pulizia.
Dal canto mio sono felice di aver rinnovato il mio impegno verso questa meravigliosa disciplina che non è un mantra ma un modo di vivere. :)
Peace of 'I'

08/09/11

Il maestro e Unihipili

Ad oggi sono davvero pochissime le persone che insegnano di cui riesco istintivamente a fidarmi. Trovo che quasi tutti gli insegnanti che ho conosciuto siano infatti più preoccupati di difendere una dottrina, che di dare un messaggio. Moltissimi di loro sono più occupati a fare proseliti e a vendere un prodotto di quanto non lo siano a occuparsi realmente delle persone. In questo forse c'entra il fatto che ho sempre avuto un problema con l'autorità e quindi proietto continuamente figure di autorità con cui ho delle serie difficoltà... purtroppo non riesco ad essere sempre obbediente e non riesco a non fare e a non farmi domande. Questo è un po' il vizio ma anche la dote di ogni mago errante che si rispetti e di ogni esploratore che abbia superato i limiti imposti dagli altri, ed è anche la caratteristica della mia vita che mi ha portato i maggiori problemi e le maggiori soddisfazioni. Essere un outsider e un mago errante può richiedere coraggio e soprattutto può richiedere di prendere decisioni che vanno contro il consenso anche di coloro con cui si crede di condividere un cammino. Credo infatti che ci sia al nostro interno un sistema di guida molto affidabile (più affidabile di qualunque maestro o figura d'autorità) e che questo sistema di guida sia un po' troppo svilito e davvero poco considerato ultimamente. Quest'estate mi sono trovato per caso (?) a leggere un libro di un certo maestro di una certa forma di Qigong che l'anno scorso ho provato a praticare con un allievo di tale maestro. Durante le lezioni avevo avuto l'impressione che questo allievo fosse un tantino attaccato alla mitizzata figura di questo maestro e ne parlava come di un semidio, di una figura mistica\mitica di inarrivabile bellezza e splendore... sembrava addirittura dipendente da lui. Inutile dire che, come al solito, il seeker in me (che è anche un po' cinico a volte) era piuttosto scettico e piuttosto infastidito dall'atteggiamento di adorazione del discepolo. Dopodiché leggo questo libro (proprio mentre pensavo di voler ri-iniziare a praticare quel particolare stile) dove per le prime 40\50 pagine questo maestro non fa che parlare di sé in maniera davvero urticante e autoincensante: lui è l'unico depositario di questa particolare forma di energia che è molto elevata e totalmente diversa da tutto ciò che esiste in termini di qigong e lui soprattutto ha un livello di sviluppo tale da poterla passare direttamente e personalmente agli altri discepoli solo con un atto di volontà... lui ha canalizzato direttamente questa particolare forma di qigong senza intermediari da un livello di coscienza altissimo dove nessuno era mai arrivato prima (Star Trek docet). E così via, in un crescendo di complimenti a sé stesso che non facevano che rinforzare in me l'idea che questo stile di qigong non faceva per me e che se i risultati di una crescita spirituale sono questi allora c'è qualcosa che non va. Ho fatto però un piccolo esperimento, tanto per essere sicuro: ho chiesto al mio subconscio col metodo insegnato al seminario di Ho'oponopono. Hew Len ci disse infatti che il subconscio, se adeguatamente istruito, ripulito e messo in opera, può dirci tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere. Quindi armato di pendolino e dopo l'adeguata preparazione ho chiesto se dovessi ancora praticare quella forma di qigong e la risposta è stata definitivamente un 'lascia perdere e dedicati a quello che già facevi' (che è lo Spring Forest Qigong di cui prima o poi parlerò).
In un'altra occasione invece avevo perso un oggetto e avevo letto che il subconscio poteva ritrovarlo tranquillamente sebbene io ignorassi del tutto dove poteva essere. Allora feci l'esperimento e chiesi per due o tre minuti al subconscio di ritrovarmi quell'oggetto. Immediatamente ebbi la sensazione di voler guardare in un luogo di casa che avevo già più volte controllato (una scrivania), la sensazione era però così forte e insistente che decisi di dare una ulteriore occhiata, ma alla fine non avendolo trovato mi misi seduto per terra dichiarando sconfitta e prendendomela con tutte queste assurde teorie sul subconscio! E fu lì che lo vidi... era sotto la scrivania non dentro!
Ora tutto questo mi porta ad alcune importanti riflessioni: con tutte le conoscenze che ci sono in giro oggi è davvero difficile farsi fregare tempo, soldi ed energia, eppure ci sono ancora tante trappole che possono fuorviare il ricercatore onesto e portarlo su percorsi che conducono solo ad alimentare l'ego di chi li ha creati. Per questo la prima regola del mago errante coincide con una delle principali leggi Huna (sciamanesimo hawaiano), imparare a fidarsi di sé stessi. Se il subconscio può fare queste cose, può anche guidarci attraverso ciò che è meglio per noi, se solo impariamo come farlo. Al nostro interno c'è questo computer che per quanto sovraccarico di informazioni e a volte leggermente capriccioso è pur sempre uno strumento di conoscenza molto vasto, questo computer in hawaiano si chiama 'Unihipili' (il subconscio) e imparare a relazionarci con lui è la cosa migliore che possiamo fare per il nostro sviluppo interiore e soprattutto per acquisire un enorme grado di 'fiducia' e 'potere'. Unihipili parla con le emozioni oltre che con i simboli e le immagini ed è interrogabile in una grande quantità di modi (pendolino, metodo Silva, programmazione dei sogni, linguaggio simbolico, Maestri Ivisibili, Alpha dinamica ecc ecc). Se impariamo a occuparci di Unihipili, questo amico ci darà moltissime delle risposte di cui abbiamo bisogno senza che dobbiamo per forza ricorrere all'autorità esterna per avere approvazione (di questo parlerò in un prossimo articolo).
Un'altra riflessione fatta in questo periodo è stata questa: proprio perchè non accediamo al nostro potere abbiamo bisogno di qualcuno che rappresenti il potere a cui non accediamo. E' così che funziona il gioco. E' come se la coscienza proiettasse sempre all'esterno tutte le cose che non vediamo di noi, perciò ogni figura di autorità alla quale siamo in un certo senso soggiogati riflette la mancanza di assunzione di responsabilità della nostra realtà. Mi sono accorto che più abbiamo potere su noi stessi, sui nostri istinti\pulsioni\abitudini, più impariamo a relazionarci a Unihipili e più diminiuiscono le situazioni della vita nelle quali abbiamo bisogno di figure di autorità esterne. Nel leggere e nell'interpretare un testo spirituale di qualunque portata possiamo affidarci a Unihipili. Nel capire se un lavoro è giusto per noi o no o se intraprendere un certo percorso di vita o no, possiamo ascoltare ciò che ne pensa Unihipili. E' strano, ma facendo così diventiamo autonomi e sviluppiamo potere e anche se Unihipili non è infallibile ci sono molti modi per allenarlo, perchè non è un qualcosa di statico ma un bambino geniale che va semplicemente sostenuto, amato ed educato.