10/12/09

Non resistere al male

Uno dei libri più potenti in cui mi sono imbattuto di recente è "Transurfing: lo spazio delle varianti" di Vadim Zeland. I suoi concetti sono incredbilmente simili a qualcosa che mi ronza in testa da anni ma che non avevo mai avuto modo di formulare appieno, vivendola più come una 'sensazione' che come un concetto reale. Il libro è costruito intorno al concetto di 'non reazione', cioè una disciplina mentale che richiede un continuo stato di vigilanza sul proprio stato emozionale e di pensiero, e questo allo scopo di potersi emancipare dal turbinio delle situazioni esterne che apparentemente rischiano di coinvolgerci. Nel mondo reale le cose che 'capitano' non sono mai frutto del caso, ma sono il risultato della somma dei pensieri e delle emozioni cristallizzate nel tempo che tendono a dar origine a un fatto. In un certo senso (molto più letterale di quanto non si pensi) siamo noi a creare e orchestrare gli eventi esteriori a livelli profondi e sottili della mente, per motivi che apparentemente non ci sono chiari. Senza scendere nei dettagli del libro, che sono per altro molti e molto particolari, ci tengo a precisare quanto sia importante non reagire al 'male' o meglio, a ciò che noi crediamo essere male. A parte tutte le teorie su cosa interpretiamo e come interpretiamo, il discorso può essere riportato sul piano puramente energetico. La reazione a un qualcosa di male vuol dire emozionarsi, pensare all'emozione generata, continuare a pensare a quello che è successo, e così via, fino alla creazione di un circolo vizioso che emette energia a una certa frequenza. Quella frequenza sarà principalmente ciò che attirerà a noi ulteriori problemi, o nella peggiore delle ipotesi ci farà ammalare. Sul perchè le persone non capiscano questo semplice fatto ho diverse opinioni. La prima è forse che non conoscono affatto questo meccanismo e credono invece che le reazioni siano una funzione sana e tutto sommato automatica della loro psiche. Per molte persone non si pone il problema di un controllo di sè stessi, pertanto subiscono passivamente qualunque accadimento nell'area psichica come un fatto inevitabile. Non sono di questo avviso. Molta produzione metafisica di questi anni sta mettendo in luce quanto sia importante 'gestire' le emozioni, non da un punto di vista psicologico, ma proprio da un punto di vista fisico. Si inizia a vedere che se l'energia segue il pensiero, e le emozioni sono energia, allora per forza di cose anche le emozioni debbono in una certa misura seguire il pensiero. Si inizia a capire che reagire e lasciarsi vivere dalle proprie emozioni, o anche reprimerle, non sono sistemi efficaci, ma si può invece rilasciarle facilmente con tecniche neanche troppo complicate (alcune delle quali sono Eft, Sedona Method, Effortless Life System ecc ecc). Un'altra opinione che ho di questo dare per scontato l'influenza delle emozioni è che tutto sommato siamo molto attaccati alle nostre emozioni più basse e fondamentalmente ci piace avere ragione su qualcosa, anche se l'opinione su questo qualcosa ci causa dolore e/o sofferenza. Nello Sviluppo Psichico una delle tecniche che ha dato risultati migliori è stata portare le persone a 'smettere di voler avere ragione', con un conseguente cospicuo rilascio di energia psichica bloccata.
Se invece combatto contro qualcosa, ne parlo, la odio, ne discuto con gli amici, me ne lamento di continuo, sto facendo un qualcosa che non è ovvio a prima vista, ma che Vadim Zeland ha spiegato molto bene nel suo libro. Sto indirettamente dando energia e sostanza proprio alla cosa di cui mi vorrei liberare, anche se questa energia è negativa ed esistono strutture energetiche (io le chiamo Egregore, Vadim le chiama i Pendoli) create apposta per assorbire e trasmutare a proprio vantaggio energie quali l'odio, la rabbia, il risentimento e soprattutto la paura. Questo concetto farà ridere qualcuno, ma non sarà di certo una novità per gli studiosi di occultismo e scienze esoteriche, anche se penso che Zeland sia andato un bel po' più in là dei classici libri di occultismo dove si parla di Egregore e credo che i suoi 'Pendoli' esistano davvero e siano un prodotto in un certo senso figlio di questa epoca storica.
Non resistere al male è fondamentalmente questo, smettere di opporsi, essere in pace e possibilmente ignorare la presunta fonte del nostro turbamento ed è un modo (forse uno dei più veloci) per accedere a uno stato dell'essere superiore alle correnti emozionali in cui affogano gli esseri umani, uno stato in cui si è in controllo, in cui si percepisce meglio la realtà e sè stessi, e soprattutto uno stato in cui si può facilmente controllare il proprio destino.
Namastè.

2 commenti:

  1. Si tratta della famosa Epokè? Sono d'accordo con questa lettura. Molto ambiziosa per tutti noi in questa misera veste di occidentali condizionati e sovrastrutturati.. nel mio specifico, di fronte ad alcuni fatti che mi affliggono sto cercando di evitare meccanismi di reazione..per ora con enorme difficoltà... e la mia colite ne sa qualcosa...però questa esigenza almeno la vedo! è già qualcosa no??

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  2. I libri di Zeland sono veramente stimolanti e se vengono integrati con altre opere (mi viene in mente il Potere di Adesso di Tolle, perché è l'ultimo che ho letto) si possono comprendere alcune dinamiche della Realtà circostante. Tempo fa avevo anche letto Frammenti di un insegnamento sconosciuto e ho notato che molte informazioni di Gurdjieff possono essere lette in chiave di Transurfing (o viceversa...). Sarebbe bello amalgamare questi insegnamenti (magari assieme ad altri autori- come Castaneda). Ultimamente nel mio blog cerco proprio di estrarre le informazioni di personaggi di questo calibro perché mi hanno ispirato maggiormente nel percorso di crescita interiore.

    Alla prossima, The Sekeer -

    Ps: Complimenti.. questo è un blog per veri ricercatori :)
    ti ho aggiunto tra i siti amici

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